Paralisi

Perdita della funzione muscolare che di solito esprime una lesione delle vie nervose motorie. Sulla base della distribuzione della paralisi a particolari distretti muscolari somatici, il termine è sostituito da quelli di emiplegia, monoplegia, paraplegia.

Paralisi sopranucleare progressiva

Malattia neuro-degenerativa relativamente rara (in sigla PSP) che esordisce tipicamente dopo i 40 anni di età con una sindrome acinetico-rigida simmetrica (rigidità soprattutto assiale/prossimale), accompagnata da precoce instabilità posturale, sintomo più invalidante, e frequenti cadute (soprattutto all’indietro). Il segno car­dine, che dà il nome alla malattia, è la paralisi sopranucleare dello sguardo verticale, seguita da disturbi dello sguardo orizzontale.

La PSP si manifesta a causa di  una perdita progressiva e selettiva di neuroni responsabili del controllo dei movimenti oculari, dell’equilibrio, della parola e della deglutizione. può portare a depressione, apatia e perdita del  giudizio. Con l’avanzare della malattia aumentano le difficoltà della parola e di deglutizione. Peggiora la deambulazione con necessità di adottare  ausili per aiutare l’equilibrio e, successivamente,  di una sedia a rotelle. Nonostante il progredire dell’invalidità normalmente la capacità intellettiva non viene meno. I pazienti spesso soffrono per l’incapacità di  comunicare dovuta alle  loro difficoltà fisiche. Ci può essere una leggera incontinenza. Possono verificarsi anche altri effetti comportamentali, come labilità emotiva (riso e/o pianto senza causa apparente),  depressione e incapacità di risolvere problemi complicati.

Parasonnia

Disturbo qualitativo del sonno condizionato da malattie cerebrali organiche, da traumi cerebrali, da emozioni; vi rientrano, fra gli altri, lo stato oniroide, la narcolessia, il sonnambulismo.

Paratimia

In psicologia, alterazione, prevalentemente qualitativa, dell’affettività, che si esprime con una incongruità della reazione rispetto agli stimoli che la destano (ad esempio, quanto dovrebbe muovere a gioia induce tristezza o ira, e viceversa).

Parkinson (malattia di)

Patologia lentamente evolutiva e degenerativa del sistema nervoso centrale caratterizzata da instabilità posturale, tremore, rigidità muscolare, povertà e rallentamento dei movimenti (bradicinesia), con tipiche alterazioni della mimica e del linguaggio (in sigla MP). È considerata una malattia degenerativa di alcuni centri del sistema nervoso extrapiramidale: le lesioni più cospicue si trovano nel nucleo della substantia nigra, che presenta diminuzione delle cellule pigmentate, note di atrofia e inclusioni citoplasmatiche nelle cellule superstiti.

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Percezione

L’atto del prendere coscienza di una realtà che si considera esterna a noi. Percepire significa sperimentare stimoli, effettuare discriminazioni tra di essi e comporli in un insieme dotato di significato.

PET

Sigla di positron emission tomography, metodica della medicina nucleare che permette di ottenere immagini di distribuzione tridimensionale della radioattività all’interno di una sezione corporea. La PET permette di indagare aspetti funzionali biochimici e metabolici dell’encefalo. Il principio su cui si basa è legato alla possibilità di marcare composti di interesse biologico, come il glucosio, l’H2O o i neurotrasmettitori, con isotopi radioattivi che, non modificando la struttura e il comportamento biochimico, permettono di seguirne il destino all’interno del tessuto cerebrale.

 

Potenziale evocato

Il termine indica la variazione di potenziale indotta in una precisa sede encefalica dalla stimolazione di un recettore periferico o di un qualsiasi punto della sua via afferente. Per potenziale evocato 8in sigla PE) si intende inoltre una tecnica diagnostica che con l'ausilio di un elettrodo applicato, a cranio integro ed in sede opportuna, rende possibile la registrazione e l'analisi del cambiamento transitorio del campo elettromagnetico di un gruppo di neuroni depolarizzati da uno stimolo esterno (PE-stimolo correlato) o da un particolare evento (PE-evento correlato). L'analisi del primo permette di valutare in modo oggettivo le caratteristiche temporali e di sincronizzazione della propagazione di impulsi lungo una rete neuronale. Il secondo riflette invece processi endogeni connessi all'identificazione e decodificazione di un messaggio cognitivo insito nel protocollo di stimolazione. 

Psicanalisi

Disciplina, fondata da S. Freud, che ha per oggetto lo studio e il trattamento terapeutico di disturbi di tipo psicologico nel quadro di una teoria dinamica della psiche il cui concetto centrale è quello di inconscio.

Psichiatria 

Settore della medicina che ha per oggetto lo studio clinico e la terapia dei disturbi mentali e dei comportamenti patologici, distinti per origine, qualità, entità e durata delle manifestazioni. La delimitazione nosografica delle singole forme morbose è di difficile realizzazione. Accanto a tale labilità dei criteri discriminativi, è presente una distinta interpretazione nella ricerca dei meccanismi eziopatogenetici, basata su due correnti fondamentali di studio: determinismo biologico e dinamismi psichici.

Psicodiagnostica

Branca della psicologia che si pone i problemi della diagnosi psicologica. Sul piano operativo prevede vari momenti, articolati in una sequenza fondamentale costituita dalla formulazione di una domanda da parte di un cliente, dalla raccolta e organizzazione d’informazione guidata da un esperto e dalla decisione finale presa da entrambi, e assume pertanto, in senso più ristretto, le caratteristiche di un processo decisionale. Suoi strumenti fondamentali sono: a) il rapporto cliente-esperto, che costituisce il luogo in cui avviene la raccolta d’informazioni riguardanti il cliente (l’anamnesi), ed è, allo stesso tempo, fonte d’informazioni privilegiate relative alle esperienze emotive dei due partecipanti; b) i test o reattivi mentali intesi come strumenti di misura di tratti particolari della mente. I più usati sono quelli che raccolgono informazioni sull’intelligenza o, più in generale, sull’assetto del versante cognitivo di una persona, congiunti a quelli che raccolgono informazioni sulla personalità. I più noti tra questi ultimi sono i test proiettivi, di cui può essere considerato capostipite il test di Rorschach; c) una teoria della mente umana, la più ampia possibile, che giustifichi la ricerca delle ragioni della condotta e consenta di comprenderle nelle loro reciproche relazioni. Una diagnosi psicologica non si esaurisce dunque nella descrizione di un comportamento o addirittura nella sua semplice denominazione nosografica, ma ricerca ed esprime un giudizio causale sul comportamento stesso, proponendo, qualora se ne riconosca l’utilità, una linea terapeutica.

Psicodinamica

Orientamento (detto anche psicologia dinamica), proprio di autori e correnti della psicologia del profondo, che antepone i processi alle manifestazioni osservabili della vita mentale, ricercandone cause e fini in fattori che si sottraggono al riconoscimento immediato della coscienza o al libero arbitrio soggettivo in quanto implicano interazione, per lo più conflittuale, di motivazioni e pulsioni.

Psicologia

Scienza che studia i processi psichici, coscienti e inconsci, cognitivi (percezione, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero ecc.) e dinamici (emozioni, motivazioni, personalità ecc.). Il termine sembra sia stato usato per la prima volta dall’umanista dalmata Marulo nell’opera Psychologia de ratione animae humanae (ca. 1511-18) e successivamente diffuso da Goclenio, che nel 1590 diede a un suo trattato il titolo di Ψυχολογία, hoc est de hominis perfectione. 

A seconda dell’oggetto o del metodo si distinguono diverse branche di questa disciplina, tra cui: 

  • psicologia del profondo, espressione introdotta nel 1911 dallo psichiatra svizz. E. Bleuler per indicare la psicanalisi e gli attesi sviluppi di una psicologia scientifica; 
  • psicologia analitica, la dottrina psicanalitica di C. G. Jung, che si differenzia da quella di S. Freud soprattutto per l’introduzione della nozione di inconscio collettivo;
  • psicologia individuale, la dottrina psicologica del neurologo e psicanalista austr. A. Adler, denominata anche psicologia dell’Io;
  • psicologia cognitiva, quella che si propone di ricostruire i rapporti tra esperienza e strutture categoriali; 
  • psicologia del comportamento, altro nome del behaviorismo (o comportamentismo); 
  • psicologia dinamica (v. psicodinamica);
  • psicologia del lavoro, quella che analizza e seleziona le attitudini personali in funzione degli impieghi lavorativi e studia le interazioni tra gli individui negli ambienti lavorativi; 
  • psicologia medica, che provvede la psichiatria di nozioni classificatorie e interpretative; 
  • psicologia pedagogica (o psicopedagogia), lo studio di tutti i comportamenti che possono essere stimolati e osservati in situazioni pedagogiche; 
  • psicologia sociale, parte della psicologia che studia il comportamento dell’individuo in quanto membro di un gruppo sociale e le influenze che i membri del gruppo esercitano individualmente o collettivamente sul suo comportamento; 
  • psicologia dello sviluppo (o  genetica), orientamento di studî a carattere sperimentale avviato dallo psicologo svizzero J. Piaget (1896-1980), detto anche epistemologia genetica in quanto si occupa principalmente dello sviluppo del pensiero da un punto di vista sia psicologico sia logico-filosofico; 
  • psicologia dell’età evolutiva, quella che studia lo sviluppo psichico degli individui o dei gruppi nel periodo compreso tra la nascita e l’inizio dell’età adulta. 

Psicometria

L’insieme dei metodi d’indagine psicologica che tendono al raggiungimento di valutazioni quantitative del comportamento umano o animale. La nascita della psicometria si può far coincidere con quella della psicologia sperimentale, cioè con la comparsa della misura, e quindi del numero, in psicologia, per opera del fisiologo Fechner. Dal punto di vista storico, lo sviluppo della psicometria è legato alla diffusione dell’utilizzazione dei test psicologici, strumenti di misura atti a consentire l’osservazione accurata di segmenti di comportamento provocato.

Psicosi

Termine che designa la malattia mentale propriamente detta; spesso è usato con un aggettivo che ne specifica la natura, l’eziologia o l’elemento dominante. Dal punto di vista psichiatrico la psicosi è una condizione patologica che colpisce l’uomo nella sua totalità, infrangendone la continuità della vita razionale. Differisce da altri stati di sofferenza psichica, come le anomalie patologiche della personalità e le nevrosi, perché insorge in una condizione di sufficiente benessere psichico e perché la sua sintomatologia non è statica, come nelle personalità psicopatiche, ma subisce un’evoluzione. Queste caratteristiche (inizio, evoluzione, qualità della sintomatologia) permettono d’includere le psicosi nel novero delle malattie e di attribuire tale significato a quelle che sono dette psicosi endogene: la psicosi maniaco-depressiva e la schizofrenia.

Le psicosi organiche sono caratterizzate da una connessione con uno stato di sofferenza somatica di varia natura. Quelle meglio precisate sono quelle dovute a processi che colpiscono in maniera elettiva il cervello (encefalite, meningoencefalite luetica, encefalopatie vascolari), rappresentate nella forma più tipica dell’arteriosclerosi cerebrale e nelle forme di encefalopatie degenerative legate all’età presenile e senile, che inducono particolari sindromi demenziali. In altre varietà la causa somatica è rappresentata da traumi cranici, da intossicazioni accidentali, volontarie, voluttuarie. Le psicosi sintomatiche, invece, si verificano in rapporto con malattie generali di qualsiasi natura: tossinfettive, microbiche o virali, parassitarie, discrasiche, carenziali, endocrine. 

 

Psicopatologia

Disciplina che studia gli accadimenti della vita psichica patologica, inquadrandoli in concetti generali che ne esprimono le condizioni di insorgenza, le dimensioni, le modalità di manifestazione e i reciproci rapporti. Come disciplina che ha per obiettivi teorie generali, che possono non avere applicazione pratica immediata, la psicopatologia differisce dalla psichiatria, che invece affronta problemi clinici individuali per fini di utilità immediata.

Psicoterapia

termine che designa l'insieme di metodi e di tecniche psicologiche per la cura della patologia mentale. Nel tempo e nella evoluzione dei modelli, ha trovato vaste applicazioni cliniche: dalle nevrosi alle psicosi, ai disturbi del comportamento alimentare e sociale, utilizzando metodologie individuali e di gruppo, alcune delle quali fanno riferimento alla struttura inconscia della mente e altre perseguono obiettivi cognitivisti e di condizionamento relazionale e comportamentale. La psicoterapia può essere applicata con successo a disturbi psicopatologici di diversa entità, che vanno dal modesto disadattamento all’alienazione profonda della mente, e possono manifestarsi attraverso sintomi nevrotici oppure psicotoci tali da nuocere al benessere della persona fino a produrre fattiva disabilità. La psicoterapia è fondata sulla relazione tra il paziente e il terapeuta ed è tenuta a considerare unicità e dignità della persona umana, fondata sulla propria inscindibile realtà di natura psicologica, biologica e sociale in perenne interazione tra loro. Si tratta di una cura fondata sulla parola, nella relazione tra paziente e terapeuta. In Italia la psicoterapia ha uno statuto giuridico, disciplinato dalla legge n. 56/1989 (detta legge Ossicini), che riserva l’esercizio di tale professione solo a medici e psicologi specializzati in psicoterapia presso scuole di formazione – universitarie o riconosciute dallo Stato – autorizzate a rilasciare l’abilitazione all’esercizio professionale.