Deficit di attenzione e iperattività (disturbo da) ADHD

Disturbo infantile di causa ignota caratterizzato da impulsività, breve durata dell’attenzione e continua attività. La disattenzione o facile distraibilità si manifesta come incapacità a portare a termine le azioni intraprese: i bambini appaiono costantemente distratti, evitano di svolgere attività che richiedano attenzione per i particolari, perdono frequentemente le loro cose. L’impulsività si manifesta come difficoltà a organizzare azioni complesse, tendenza al passaggio rapido da un’attività all’altra, difficoltà a rispettare il proprio turno nei giochi di gruppo. L’impulsività generalmente si associa a iperattività: questi bambini vengono riferiti come continuamente in moto, hanno difficoltà a rispettare le regole, a scuola trovano difficile rimanere seduti. L’incapacità a rimanere attenti e a controllare gli impulsi fa sì che, spesso, i bambini con ADHD abbiano una minore resa scolastica e sviluppino con maggiore difficoltà le proprie abilità cognitive. Inoltre, questi bambini mostrano scarse abilità nell’utilizzazione delle norme di convivenza sociale, in particolare nel cogliere gli indici sociali non verbali che modulano le relazioni interpersonali. 

Delirio

Disturbo dell’interpretazione della realtà. Deriva dall’attribuzione di un significato abnorme a una percezione normale sul piano sensoriale (percezione delirante), oppure dalla scoperta di un significato nuovo in un ricordo o in un’idea ( rappresentazione delirante). Impermeabile a qualsiasi critica o persuasione contraria, il deliro si manifesta differentemente a seconda che la sindrome sia acuta o cronica: nella prima tende a essere caotico e mutevole, nella seconda a strutturarsi in un sistema vagamente coerente.

Sulla base del contenuto, vengono principalmente distinti in:

  • deliro di persecuzione, che si manifesta nella tendenza ad avvertire una intenzionale ostilità in avvenimenti che in realtà non hanno tale significato;
  • delirio malinconico, con idee di colpa, di autoaccusa;
  • delirio di grandezza, con idee di esaltazione delle proprie qualità psichiche e fisiche;
  • delirio di trasformazione, che può essere riferito alle singole persone, alla natura o all’intero cosmo;
  • delirio mistico;
  • delirio passionale, in cui la passione di base ha una struttura essenzialmente immaginaria, anche se inserita in una situazione reale.

Il deliro può essere appannaggio di qualsiasi varietà di psicosi, ma nella paranoia costituisce l’essenza stessa della malattia e ha carattere di particolare sistematicità.

Depressione

Insieme di sindromi caratterizzate dalla presenza di un persistente sentimento di tristezza che condiziona il tono dell’umore in senso negativo. Accanto a questo sentimento prevalente, non è raro riscontrare la presenza di irritabilità o di appiattimento degli affetti, associati ad astenia, abulia (mancanza di iniziativa) e apatia che possono condizionare in senso peggiorativo le capacità relazionali, sociali o lavorative delle persone colpite. Anche il giudizio delle persone affette viene condizionato in senso negativo, con la presenza di sfumature e toni pessimistici. In genere, si osserva una certa propensione verso tematiche di colpa, di rovina o di malattia, che in taluni casi possono configurare una vera e propria condizione delirante (depressione psicotica). In una ridotta percentuale, tale visione pessimistica può determinare condotte autolesive e rischio suicidario. Sul piano somatico, si riscontrano varie alterazioni delle funzioni fisiologiche, da una variazione dell’appetito (che può essere ridotto o aumentato), a una riduzione dell’attività sessuale, a disturbi gastrointestinali, a insonnia o ipersonnia. Si osserva in generale un aumento dell’ansia con tensione somatica e riduzione della soglia del dolore, cui possono seguire cefalea e dolori articolari. Su un piano più propriamente biologico, sono state rilevate riduzioni dell’attività immunitaria e dell’aggregazione piastrinica.

Le sindromi depressive si distinguono principalmente in termini di qualità (depressione psicoticadepressione nevrotica), gravità e ricorrenza. Un’importante distinzione mette in luce gli aspetti contestuali, indicando la presenza o meno di un evento scatenante (depressione reattivadepressione endogena). In termini prognostici, una distinzione fondamentale va fatta con le manifestazioni depressive che contraddistinguono il cosiddetto disturbo bipolare, in cui gli episodi depressivi si alternano a episodi di alterazioni in senso euforico dell’umore (fasi maniacali o ipomaniacali). Le sindromi depressive possono insorgere in quadri isolati o associarsi a varie condizioni di rilevanza psichiatrica (dalle condizioni nevrotiche, ai disturbi dell’alimentazione, ai disturbi della personalità, alle psicosi schizofreniche) e in alcuni casi possono derivare da malattie di pertinenza neurologica (demenze di vario genere, neoplasie cerebrali).

Diaschisi

Sofferenza funzionale di un centro nervoso anatomicamente integro, dovuta alla ripercussione della lesione anatomica di centri distanti.  In generale la diaschisi indica una riduzione delle funzioni metaboliche riguardante un’area neuronale prossima a una regione neuronale che ha ricevuto un danno, area funzionalmente in connessione con la zona di diaschisi, ma anatomicamente distinta e separata.

Diplopia

Percezione doppia di un’immagine, riguardante uno o entrambi gli occhi (monoculare e binoculare). Nella seconda è espressione di un disturbo della muscolatura estrinseca e può essere orizzontale, verticale od obliqua; si dice omonima o crociata se la doppia immagine si percepisce dal lato dell’occhio deviato o dal lato opposto, rispettivamente. La diplopia monoculare è causata prevalentemente da alterazioni anatomiche a carico del cristallino. 

Disartria

Disturbo dell’articolazione della parola a seguito di incoordinazione dei movimenti dei muscoli fonatori per difetto dell’innervazione. La parola è esitante, sillabe e lettere sono elise, contratte, invertite, raddoppiate; è uno dei fenomeni caratteristici della paralisi progressiva ed è di comune riscontro nelle lesioni cerebellari, nelle paralisi cerebrali, nella sclerosi multipla, nell’epilessia mioclonica, nella sclerosi laterale amiotrofica.

Dischiria

Incapacità di localizzare esattamente gli stimoli tattili, pur essendo integra la sensibilità. È di frequente riscontro nelle lesioni del lobo parietale.

Discinesia

Termine generico per designare ogni movimento anormale e involontario della muscolatura striata (movimenti extrapiramidali) e anche le anomalie di contrazione degli organi a muscolatura liscia. 

Disfagia

Disturbo della deglutizione, che diventa dolorosa, difficile o impossibile. Il meccanismo d’insorgenza è vario: psicogeno, funzionale (acalasia) o organico; quest’ultimo è rappresentato da numerose affezioni del cavo orofaringeo e dell’esofago, nonché da molte malattie neurologiche. La disfagia si dice paradossa quando si manifesta per i liquidi e non per i solidi. 

Disforia

Disturbo dell’umore affine agli stati di depressione e di irritazione; può essere associata ad ansia, a forte irritabilità e a comportamento impulsivo. Tipica è la disforia epilettica (o malumore epilettico), con insorgenza brusca (equivalente di crisi), o che accompagna costantemente il malato.

Dislalia

Disturbo della pronuncia per alterazioni dell’apparato fonatorio (labbra, lingua, faringe, naso); si distingue fra dislalia sillabica (balbuzie), per difetto sulle sillabe, e dislalia letterale per difetto sulle consonanti 

Dismetria

Mancanza di misura dei movimenti volontari, che sono rapidi, bruschi e oltrepassano l’obiettivo. Il sintomo, evidenziato mediante la prova indice-naso, è un importante segno di lesione del cervelletto o del midollo spinale.

Disposofobia

Disturbo mentale caratterizzato dalla persistente difficoltà a liberarsi degli oggetti accumulati nell’ambiente in cui si vive, indipendentemente dal loro valore d’uso e dalla funzionalità effettiva.

Disprassia

Incapacità o difficoltà a eseguire movimenti diretti a uno scopo preciso.

Distonia

Nelle malattie del sistema nervoso extrapiramidale, alterazione persistente della postura per ipertono muscolare dovuto alla perdita dell’equilibrio tra contrazione dei muscoli agonisti e decontrazione degli antagonisti. La distribuzione è asimmetrica e può interessare ogni parte del corpo, dando luogo ad atteggiamenti assai diversi, spesso grotteschi.

Dolore

Sensazione spiacevole, dovuta all’azione di un agente che compromette l’integrità somatica, o suscitata dallo stato di sofferenza anatomica o funzionale di un organo. La capacità di sentire il dolore può essere aumentata (iperalgesia), ridotta (ipoalgesia), abolita (analgesia) per malattie organiche che ledono la recettività, la conduzione o anche l’elaborazione centrale del dolore, oppure per turbe psichiche (stati ansiosi, stati stuporosi e pseudostuporosi).

Doppia dissociazione

Un approccio in cui si dimostra sperimentalmente che un’area del cervello è associata a un particolare compito o funzione cognitiva, e che un’altra area non è implicata nello stesso compito o nella stessa funzione. Questa dimostrazione, quindi, distingue i ruoli cognitivi di diverse regioni in modo più rigoroso di quanto faccia la semplice dimostrazione che le due regioni in questione rispondono diversamente (dissociazione semplice).