Abituazióne

Processo inibitorio che sopprime progressivamente la risposta dell'organismo al ripresentarsi dello stimolo. L'abituazióne viene considerata una forma elementare di apprendimento, ancorché connessa a una diminuzione, o perdita, di attenzione e reattività in rapporto allo stimolo, piuttosto che all'acquisizione di nuove reazioni. Per un inquadramento dell'abituazióne ci si riconduce generalmente al fatto, noto, che le reazioni fisiologiche derivanti dal destarsi dei processi attentivi (riflessi d'orientamento) si manifestano, nell'uomo come negli animali, attraverso un movimento somatopsichico che comporta il volgersi degli organi recettori e del corpo verso la sorgente dello stimolo: si ha abituazióne quando i neuroni dell'attenzione cessano di funzionare anche quando lo stimolo rimane invariato.

Acalasia

Discinesia sfinterica che ostacola il movimento di rilasciamento.

Acinesia

Riduzione dei movimenti volontari, automatici e associati, dovuta a compromissione del sistema nervoso extra-piramidale, e contrapposto a quello di paralisi, espressione di lesione del sistema piramidale.

Adiadococinèsi

Perdita della capacità di eseguire rapidamente e ripetutamente piccoli movimenti antagonistici (per es., flessione ed estensione delle dita, o pronazione e supinazione delle mani), che di solito è sintomo di lesione del cervelletto.

Afasia

Disturbo del linguaggio, diverso dai vari tipi di mutismo e indipendente da disturbi dell’apparato fonatorio o dell’organo uditivo: consiste nella perdita della capacità di esprimere (afasia motoria, detta anche afemia) o di comprendere (afasia di comprensione o sensoriale) le parole. Nel primo caso, il soggetto comprende quanto gli viene detto e, se richiesto, si esprime a gesti, ma non sa formulare in parole il proprio pensiero. Nel secondo caso, l’eloquio è conservato, ma non viene compreso il linguaggio altrui, che appare come se fosse espresso in lingua ignota.

Affaticaménto

Diminuzione delle prestazioni per progressivo esaurimento delle riserve energetiche di un organismo. In medicina è stata descritta la sindrome da a. cronico (CFS, Chronic fatigue syndrome), patologia complessa e disabilitante caratterizzata da un profondo affaticamento che non migliora con il riposo e che si aggrava con l'attività fisica o mentale.

Agnosia

Disturbo dell’identificazione primaria degli oggetti, che determina l’incapacità del loro riconoscimento; affine all’asimbolia. La forma più comune è data dalla a. tattile, o stereoagnosia, caratterizzata dall’impossibilità di riconoscere alla sola palpazione un oggetto, anche se di uso familiare, e dalla a. visiva, per la quale l’oggetto viene percepito ma non riconosciuto. Teoricamente dovrebbero esistere tante forme di agnosia quanti sono gli organi di senso, ma, dato che le sensazioni gustative e olfattive rimangono tali e non diventano percezioni, i disturbi che rientrano nella loro sfera non vengono denominati agnosia, ma ageusia e anosmia.

Alessia

Particolare forma di afasia sensoriale in cui è perduta la capacità di comprendere la parola scritta, mentre è conservata la comprensione del linguaggio parlato.

Allochirìa

Forma di dischiria, cioè disturbo della sensibilità obiettiva per cui uno stimolo viene localizzato nel punto controlaterale a quello in cui è applicato.

Alzheimer (malattia di)

Patologia degenerativa del sistema nervoso (in sigla MA) caratterizzata da un quadro di deterioramento cognitivo maggiore, descritta per la prima volta nel 1909 dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer (1864-1915). I sintomi principali sono rappresentati dalla perdita progressiva della memoria (amnesia) e da deficit cognitivi delle funzioni del linguaggio (afasia), dei movimenti finalizzati (aprassia) e del riconoscimento di oggetti e persone (agnosia). Dal punto di vista neuropatologico, la malattia di Alzheimer è caratterizzata da un quadro tipico di atrofia cerebrale, dovuto alla perdita neuronale, soprattutto a carico della corteccia cerebrale temporo-parietale. Si verifica una rarefazione accentuata a carico dei neuroni la cui attività è mediata dall'acetilcolina. A livello microscopico, sono state ampiamente descritte placche senili (depositi della proteina chiamata β-amiloide) e degenerazioni neurofibrillari (esili neurofilamenti a elica).

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Amenza

Psicosi, a origine tossica e decorso acuto, caratterizzata da un grave disturbo della coscienza (obnubilamento o abolizione), comportamento incoerente, allucinazioni di varia natura, disturbi motori, deliri e condizioni generali assai gravi.

Amnesia

Perdita o diminuzione notevole della memoria. Si dice generale se il deficit ha un carattere più o meno globale, lacunare se colpisce isolatamente gruppi di ricordi, caratteristica della demenza arteriosclerotica. L’amnesia retrograda inibisce la rievocazione di ricordi precedenti l’avvenimento morboso che l’ha causata (trauma, accesso epilettico). L’amnesia anterograda o di fissazione è l’incapacità a fissare nuovi ricordi successivi al fatto morboso. L’ amnesia nominum è l’incapacità a indicare con il loro nome le varie cose: è sintomo iniziale di afasia sensoriale.

Andatura spastica

Deambulazione a piccoli passi e strisciante o caratterizzata dal movimento a falce dell’arto paralizzato.

Aneurisma

Dilatazione patologica di strutture vascolari quali arterie, vene, pareti cardiache. Classici studi autoptici o angiografici su larga scala hanno dimostrato la presenza di aneurismi a livello delle arterie cerebrali in circa il 5% degli individui. La morfologia è generalmente sacculare, più raramente fusiforme. Aneurismi di dimensioni superiori ai 2,5 cm sono definiti giganti. Gli aneurismi intracranici sono stati considerati per lungo tempo di natura congenita. In realtà, per gran parte di essi è ormai assodato che lo sfiancamento della parete arteriosa è un fatto acquisito, condizionato dall’impatto emodinamico su punti di minore resistenza della parete stessa. Il fatto che gli aneurismi prediligano le biforcazioni arteriose (tipicamente quelle della porzione anteriore del circolo di Willis) conferma il ruolo causale rivestito dallo stress emodinamico.

Angiografia

Denominazione comune dei vari metodi d’indagine radiologica delle arterie ( arteriografia), delle vene (flebografia) e dei vasi linfatici (linfografia), eseguiti per mezzo di sostanze di contrasto introdotte nel lume vasale. 

Apprendimento

Acquisizione persistente di modificazioni del comportamento, dal semplice condizionamento di riflessi primari fino a forme complesse di organizzazione delle informazioni, determinate dall’esperienza del soggetto, piuttosto che da un controllo genetico. 

Aprassia

Disturbo per cui un malato, pur essendo indenne da paralisi, da atassia o da demenza, è incapace di eseguire movimenti che tendano a un preciso scopo. Nell’aprassia ideativa, è colpita la successione dei singoli movimenti costituenti l’atto complesso. Nell’aprassia ideo-motoria il disturbo è a carico del singolo movimento elementare.

Aprosexìa

Mancanza assoluta dell’attenzione, come conseguenza di alterazioni psichiche.

Asinergia

Perdita della capacità d’associare e coordinare nella loro giusta successione i diversi movimenti elementari di cui è composto un atto volontario; in particolare: piccola asinergia, che si manifesta soprattutto nei movimenti degli arti; grande asinergia, che si manifesta nella deambulazione, la quale diviene barcollante come quella degli ubriachi.

Atassia

Disturbo neurologico che si manifesta nell’esecuzione dei movimenti, che vengono effettuati senza misura e con errori di direzione (atassia dinamica), oppure nella conservazione delle posizioni del tronco e degli arti (atassia statica). È espressione di lesione dei sistemi cerebellare, labirintico e della sensibilità profonda, che presiedono alla coordinazione dei movimenti e all’equilibrio.

L’ataassia cerebellare risulta dall’associazione di molteplici segni di sofferenza cerebellare, quali l’asinergia, la dismetria, l’adiadococinesia e il tremore statico e cinetico. Può manifestarsi l’atassia di una metà laterale del corpo ed è detta emiatassia. L’ atassia familiare (o ereditaria) è una malattia sistematica degenerativa che compare in più membri di una stessa famiglia, caratterizzata da lesioni del cervelletto e del midollo spinale. La prevalenza della sintomatologia spinale o di quella cerebellare ha permesso di distinguere due varietà: l’atassia spinale (o malattia di Friedreich) e la eredoatassia cerebellare di Marie.

Atimia

In psicologia e psichiatria, l’attenuazione o l’abolizione, in un soggetto, di tutte le manifestazioni affettive.

Atrofia

Riduzione di volume di tessuti e organi dovuta alla diminuzione di volume delle singole cellule e della sostanza intercellulare; è per lo più accompagnata anche da diminuzione numerica degli elementi cellulari. Nell’uomo si hanno atrofie fisiologiche (in rapporto alla senilità, all’involuzione di alcuni organi in varie età della vita) e atrofie patologiche (digiuno, carenze alimentari, febbre, disturbi circolatori, disordini neuroendocrini, inattività funzionale ecc.): tutte sono dovute a un diminuito apporto di materiale nutritivo alle cellule o a una loro incapacità di utilizzarlo completamente in via sintetica.

L’atrofia cerebrale è una delle cause dei disturbi neurocognitivi maggiori senile e presenile (malattia di Pick, malattia di Alzheimer-Perusini, encefalopatia spongiforme subacuta, corea di Huntington). La lesione di base è una degenerazione diffusa della corteccia cerebrale in tutti i suoi strati. Istologicamente, oltre alla degenerazione dei neuroni corticali, c’è una profusione di placche senili e di degenerazione fibrillare intraneurale. Il quadro clinico è quello delli disturbi neurocognitivi maggiori. Le atrofie cerebellari sono costituite soprattutto dalla atrofia olivopontocerebellare, e dalla atrofia olivorubrocerebellare. La malattia insorge nella tarda età adulta, con disartria, tremore, ipotonia, atassia degli arti e del tronco, spesso con evoluzione demenziale.

Attenzione

Processo selettivo per cui una sequenza percettiva o rappresentativa assume, nell’attività mentale cosciente del soggetto, un netto risalto sul contesto in cui è inserita. Si distingue l’attenzione volontaria (concentrazione su un determinato oggetto, focalizzazione della coscienza secondo le direttive del soggetto) dall’attenzione involontaria o spontanea (l’oggetto si impone per caratteristiche proprie). È stato dimostrato che i limiti del campo attentivo sono determinati non dalla quantità di informazione che i sensi possono assumere, ma dal tempo necessario ai processi centrali di identificazione e immagazzinamento.