“Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”

Francesco Petrarca

Mind & Neuron propone in questa pagina del portale romanzi, saggi, e narrazioni in cui si approfondiscono i temi della neuropsicologia e delle neuroscienze. I libri proposti sono al momento ordinati in ordine alfabetico, secondo il titolo proposto dagli autori. Buona lettura!

 

Ultimo aggiornamento: Gennaio 2017

Cervello di gallina. Visite (guidate) tra etologia e neuroscienze

Perché talvolta la gallina dorme con un occhio aperto? Come può, senza linguaggio, trarre inferenze o capire la geometria? Cosa sa di quel che c’è dietro l’angolo? E che cosa può insegnarci tutto ciò sul modo in cui funziona il cervello umano? Non abbiamo difficoltà a riconoscere che molte aree della scienza debbano un tributo di riconoscenza a creature anche molto distanti da noi, dal moscerino della frutta a Escherichia coli, il batterio ospite dell’intestino umano. Ma che dire dello studio della mente? In questi anni etologi, psicologi sperimentali e neuroscienziati hanno fornito un contributo importante alla comprensione dei processi mentali, ma il fatto che molte di queste acquisizioni siano il risultato dell’indagine paziente e meticolosa sul comportamento e sul sistema nervoso di creature ritenute cognitivamente umili non è pienamente apprezzato. Quanta parte dei nostri processi cognitivi è possibile decifrare usando a modello il tanto denigrato «cervello di gallina»? Giorgio Vallortigara, psicologo comparato e neuroscienziato, ci conduce in un viaggio d’esplorazione delle complessità della mente che ha come guida (o pretesto) il cervello di gallina.

Giorgio Vallortigara. Bollati Bollinghieri, 2005

Creature di un giorno

Mai come in questo libro la scrittura di Yalom rivela la sua componente più nascosta, quella terapeutica, e permette al lettore di guardare negli occhi le due questioni fondamentali dell’esistenza: come vivere una vita piena e come conciliarsi con l’inevitabile prospettiva di abbandonarla.
L’autore presenta in queste pagine la grande esperienza accumulata in più di cinquant’anni di pratica psicanalitica, e con onestà intellettuale ci pone dinanzi a una serie di casi in cui, assieme ai suoi pazienti, ha affrontato il problema della perdita, dell’invecchiamento, della malattia e della solitudine.
In pagine pervase da una grande umanità,con garbo e tuttavia con la precisione propria dell’analista, Yalom delinea una schiera di personaggi diversi tra loro per età, estrazione sociale, prospettive di vita, tra i quali uno scrittore vittima di un blocco creativo che, dopo aver letto Le lacrime di Nietzsche, chiede di essere preso in cura; una ex prima ballerina della Scala che fa il suo ingresso teatrale nello studio con in mano una fotografia che la ritrae giovane, splendida étoile della danza; un uomo d’affari con tutte le cose giuste attorno a lui, ma nessuna giusta dentro; e una redattrice in punto di morte, con l’aspetto esteriore di una malinconica figlia dei fiori degli anni Sessanta e dei grandi occhi castani che brillano intensi.
Rivolgendosi al normale lettore e a quello «iniziato » - in quanto terapeuta di professione o persona in terapia - con un linguaggio semplice e diretto, senza tecnicismi, Yalom tratteggia soluzioni inaspettate che, d’un colpo, risolvono il trauma, leniscono la ferita inferta dalla vita, aprono prospettive di speranza anche nelle situazioni più tetre.
«Siamo tutti creature di un giorno», scrive Marco Aurelio nei suoi Pensieri, «colui che ricorda e colui che è ricordato». La saggezza dell’imperatore filosofo sintetizza appieno lo spirito di questo volume, in cui autore e lettore, terapeuta e paziente, avanzano assieme alla ricerca di risposte.

Irvin D. Yalom. Neri Pozza, 2015

Emicrania

«Emicrania non è solo una descrizione, ma anche una meditazione sulla natura della salute e della malattia, e su come, ogni tanto, gli esseri umani possano aver bisogno, per breve tempo, di essere malati; una meditazione sull’unità di mente e corpo, e sull’emicrania come manifestazione esemplare della nostra trasparenza psicofisica; infine, una meditazione sull’emicrania intesa come reazione biologica, analoga a quanto accade in molti animali». Così Sacks definisce oggi Emicrania, vero work in progress, che apparve come suo primo libro nel 1970 e poi è stato sottoposto a numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti. Quando venne pubblicato per la prima volta, questo libro, che si presentava allora come qualcosa di molto più vicino a un puro studio clinico, trovò subito almeno un lettore percettivo. Era W.H. Auden, il quale scrisse che «qualsiasi profano interessato in qualche modo alla relazione fra corpo e mente, anche se non lo capirà in ogni dettaglio, troverà questo libro affascinante come lo ho trovato io». Auden aveva subito capito una peculiarità decisiva in Sacks: la sua capacità di ascoltare i sintomi. Già Novalis aveva osservato: «Ogni malattia è un problema musicale e ogni cura una soluzione musicale». Così si potrebbe dire che Sacks dispone di una sorta di orecchio assoluto per quelle manifestazioni che sono insieme fisiologiche e psicologiche. Eminente fra queste, e quasi beffarda nelle sue molteplici forme, rimane l’emicrania, un disturbo che, secondo i calcoli di alcuni, riguarda il dieci per cento dell’umanità e ancora elude per molti versi gli sforzi dei ricercatori. Sacks è riuscito a farla parlare, attraverso la voce di alcuni memorabili casi e attraverso la sua, inconfondibile.

Oliver Sacks. Adelphi, 1992

Il caso di G.L.

Attraverso il caso di G.L. - una storia di depressione e di melanconia finita tragicamente - Fabrizio Benedetti torna a indagare i complessi meccanismi della mente umana e i benefici che i pazienti possono trarre da un percorso di cura che, pur nell'ambito di un approccio tradizionale, sfrutta i risultati della medicina narrativa (raccontare in forma scritta o orale il proprio disagio); ovvero la capacità che il paziente stesso ha di aiutare il proprio processo di guarigione attraverso il racconto e l'introspezione del suo malessere.

Fabrizio Benedetti. Carocci, 2013

Il cervello del paziente

In questo libro l'autore fornisce i dati scientifici delle scoperte e dei progressi più recenti delle neuroscienze, utili a spiegare sia i sistemi biologici coinvolti nell'interazione medico-paziente, sia il loro significato evoluzionistico. L'affrontare il rapporto medico-paziente da una prospettiva neuro­scientifica può presentare qualche vantaggio? Sì, per parecchie ragioni. La prima è ovvia: le neuroscienze sono interessate alla comprensione del funzionamento del cervello, e questo particolare incontro sociale può svelare i meccanismi delle funzioni cerebrali superiori, quali la fiducia e la speranza. La seconda ragione è che i medici, gli psicologi e il personale sanitario possono comprendere meglio le alterazioni da essi indotte nel cervello dei loro pazienti. Con questa conoscenza neuroscientifica in mano, il personale sanitario "vede" in maniera diretta come parole, attitudini e comportamenti attivino e inattivino molecole, aree corticali e sistemi sensoriali nel cervello dei pazienti. Questa "visione diretta" del cervello del paziente può contribuire a incoraggiare un comportamento empatico e compassionevole da parte del personale sanitario. La terza ragione è legata alla seconda: medici, infermieri e personale medico possono trarre beneficio dall'insegnamento delle Neuroscienze della Relazione Medico-Paziente nelle Facoltà di Medicina e nei Corsi di laurea in Infermieristica, come pure nei corsi di Psicologia.

Fabrizio Benedetti. Giovanni Fioriti Editori, 2012

Il cervello di Mozart

L’11 aprile del 1770, Leopold Mozart e suo figlio Wolfgang, giunti a Roma, assistono alla messa nella Cappella Sistina e ascoltano il celebre Miserere dell’Allegri, che era talmente prezioso da esser stato vietato ai musicisti, pena la scomunica, di far circolare lo spartito. Dopo la messa, il quattordicenne Mozart, riscrive integralmente il Miserere a memoria. A partire da questo episodio della vita di Mozart, Bernard Lechevallier indaga anzitutto i meccanismi della memoria musicale. Com’e possibile memorizzare un pezzo di quindici minuti, composto di voci distinte in due cori. E' un ascolto tecnico? Emozionale? Quali sono le operazioni mentali all’opera nella memoria musicale? Il libro si compone di sette capitoli che corrispondono a sette episodi della vita di Mozart. 

Bernard Lechevalier. Bollati Boringhieri, 2006.

Il cervello infinito

Cheryl ha la costante sensazione di cadere a causa di un deficit del suo apparato vestibolare; Barbara ha un cervello asimmetrico ed è considerata "ritardata"; Michael è un chirurgo oculare che a quarantaquattro anni subisce un ictus invalidante. Queste sono solo alcune delle storie alle frontiere della neuroscienza narrate in questo saggio: per loro e per molte altre tipologie di pazienti ora c'è una concreta possibilità di recupero e di completa guarigione. La scoperta che ha aperto la strada a questa fondata speranza è quella della neuroplasticità, ossia la proprietà del cervello di essere malleabile sempre, non solo nell'infanzia. Che il cervello fosse una macchina immutabile e che ogni sua parte non potesse essere sostituita o riparata era un assunto indiscutibile nel secolo scorso: una volta inceppato, il congegno perfetto sarebbe rimasto irrimediabilmente danneggiato. La tesi che ha scatenato la rivoluzione della neuroscienza, invece, ci dice che il cervello è in grado di cambiare se stesso e può funzionalmente riorganizzare ogni sua parte per sopperire alle carenze che si vengono a creare in seguito ai traumi o al lento processo di invecchiamento. Non solo. L'intera esperienza umana può essere spiegata esplorando le potenzialità del cervello malleabile: la creatività e l'amore, la dipendenza e l'ossessione. Si tratta di processi neurologici molto complessi, che sono indagati, anzi, vivacemente raccontati con semplicità e chiarezza espositiva. 

Norman Doidge. Ponte delle Grazie, 2014

Il fabbricante di eco

Mark Schluter è vittima di un incidente d’auto e, a causa di una lesione cerebrale, sviluppa la sindrome di Capgras ovvero l’incapacità di riconoscere i propri cari: la parte di cervello che riconosce i visi è intatta, così come i ricordi legati a quei visi, però la parte che elabora le associazioni emotive non collega più tutti questi ricordi, questo amore od odio alla persona che si ha di fronte. E Karin, la sorella di Mark, è vista solo come un’abile attrice che interpreta la parte della vera sorella perduta, rapita, nascosta. 
L’opera di Richard Powers vive attraverso la rappresentazione di sentimenti profondi: le strutture neuronali sono usate per tracciare una mappa incompleta, di partenza sconfitta e insieme che sfiora la perfezione, dell’animo e delle sue manifestazioni. 

Gli umani sono forse gli unici esseri a ricordare cose mai successe”. Non è necessario conoscere la fisiologia del sistema nervoso centrale per comprendere la narrativa di Powers. L’autore parla di persone, di storie, di dolori, di infanzie, di genitori che ci segnano per sempre nel bene e nel male. Il romanzo ha una sua trama ricca di intrecci, le complesse relazioni trai personaggi sono più di quanto si riesca a trovare in un’opera narrativa di buon livello. Ma Powers si spinge sempre oltre, il colpo di scena, l’ansia di un amore perduto sono tante sfumature di colore su un dipinto che vuole raccontare “il paese della perenne sorpresa. Il cervello nudo. L’enigma di base, a un passo dalla soluzione”.
D’altronde l’autore attinge alle parole di Lurija, che gli ricordano un tono quasi biblico: “Per trovare l’anima è necessario perderla”, oppure a quelle del grande Ramón y Cajal “i problemi scientifici non si esauriscono mai; si esauriscono solo gli scienziati”.

Richard Powers. Mondadori, 2008

 

Il tuo cervello, la tua storia

Chiuso nel silenzio e nell'oscurità della scatola cranica, il nostro cervello è lo strumento che abbiamo a disposizione per percepire e orientarci nel mondo e per costruire la realtà nei suoi colori, sapori, dimensioni; è il computer che elabora le nostre decisioni; il laboratorio che forgia la nostra immaginazione; il centro che ci mette in contatto con gli altri in una rete di relazioni sociali. Questo libro racconta come l'esperienza della realtà dà forma al nostro cervello e come il nostro cervello modella la realtà e la vita che viviamo. Il neuroscienziato David Eagleman ci guida in un viaggio sorprendente alla ricerca di qualcosa che non pensavamo di trovare fra miliardi di cellule e di impulsi elettrici: il nostro io.

David Eagleman. Corbaccio, 2016

Il cervello emotivo

A differenza dei sentimenti consci, le emozioni hanno origine a un livello ben più profondo della mente e sono il risultato di complicati sistemi neurali. L’autore dimostra come le emozioni provengano dal cervello e come questo risponde e percepisce gli stimoli emotivi; inoltre spiega come si formano i ricordi e il modo in cui i nostri sentimenti coscienti emergono da processi inconsci.

Da William James a Damasio, LeDoux ripropone la storia di uno dei percorsi più importanti delle neuroscienze. Attraverso l’analisi di oltre cento anni di studi sulle emozioni, in questo libro sono analizzate le progressive conquiste nella comprensione delle funzioni e della struttura del cervello. Ci si trova di fronte ad un’analisi storiografica di rara completezza che, attraverso le ipotesi, gli errori, le teorie scientifiche e filosofiche, svela a poco a poco al lettore quanto sappiamo sulla biochimica delle emozioni. La costruzione storiografica del testo permette di addentrarsi nella materia gradualmente, senza dover affrontare lo scoglio di un linguaggio e di una dettagliata topografia del cervello. LeDoux inizia la propria analisi dagli schemi funzionali di inizio secolo, sostituendo, scoperta dopo scoperta, le strutture fisiche alle funzioni prima solo rappresentate o ipotizzate. Il libro permette dunque di conquistare una buona conoscenza delle strutture fisiche e cerebrali che svolgono un ruolo funzionale nella genesi delle emozioni. Parallelamente, LeDoux svela il ruolo delle emozioni nello sviluppo di tutte le altre funzioni cerebrali. Dagli stimoli condizionati all’apprendimento, fino alle risposte subconscie, l’autore osserva le emozioni in tutto il loro campo d’azione. Il testo consente inoltre un ottimo approccio alle tecniche sperimentali delle neuroscienze. Si passa rapida mente da un’analisi comportamentistica, come nel caso dei riflessi condizionati degli studi di Pavlov, allo studio delle lesioni cerebrali riproponendo le ultime indagini di Damasio, alle indagini sul ruolo di immagini e messaggi subliminali nella formazio ne di pensieri ed emozioni coscienti. Nel far ciò LeDoux descrive le tecniche di indagine e le accortezze che hanno permesso di creare le attuali generalizzazioni e teorie a partire da singoli casi, facendo molta attenzione a spiegare le modalità che perme ttono di comprendere le funzioni del cervello umano a partire da esperimenti sugli animali

Joseph Ledoux. Baldini & Castoldi, 2014

L'effetto placebo

Quando si vuole testare una nuova terapia, si paragona un gruppo di pazienti che riceve il trattamento vero a un altro sottoposto invece a un trattamento finto (il placebo): procedura necessaria perché spesso i pazienti che seguono la terapia finta mostrano un miglioramento. Fino a pochi anni fa, l'interesse dei ricercatori era diretto esclusivamente a vedere se la terapia vera funzionasse meglio della fittizia. Oggi, invece, ci si è cominciati a chiedere perché chi assume un placebo spesso migliora: è emersa così un'affascinante interazione fra mente e corpo in cui eventi mentali complessi sono in grado di influenzare tutto il nostro organismo.

Fabrizio Benedetti. Carocci Editore, 2012

L'isola dei senza colore

Nell’arco di una «storia d’amore con le isole che dura da una vita», una serie di strani casi ha portato Sacks a intraprendere due viaggi in Micronesia che si sono poi cristallizzati in questo volume, forse il più personale fra i suoi libri – e insieme aperto su una prospettiva sconfinata di orrori, meraviglie e misteri. In realtà si tratta di due viaggi, paralleli e indipendenti, nelle zone più remote della natura e della malattia. Per uno scienziato, infatti, le isole sono non soltanto mondi a parte, sempre collegati a immagini paradisiache o infernali, ma laboratori dove studiare in condizioni ideali, come accadde a Darwin, gli esperimenti della natura. Così, Pingelap e Pohnpei, sperdute nel Pacifico, appariranno come una variante del Paese dei ciechi di H.G. Wells: abitate da una comunità che soffre di cecità cromatica completa ed ereditaria – in una terra che è un tripudio di colori. Mentre a Guam Sacks dovrà indagare su una malattia devastante e tuttora inspiegata, il lytico-bodig, che colpisce con una sorta di paralisi progressiva, spesso combinata con l’ottenebramento mentale, solo certi abitanti dell’isola, i chamorro, e solo quelli nati in certi anni. La massima incidenza del male si incontra in un luogo di intatta bellezza, Umatac, quasi fosse «la stele di Rosetta delle malattie neurodegenerative», dall’Alzheimer al Parkinson.
Sacks ci racconta questi suoi viaggi passo per passo – o meglio salto per salto dei minuscoli aerei che lo trasportano come cavallette da un’isola all’altra. Ed è come se un Melville neuro-botanico ci riconducesse alle Encantadas per metterci di fronte, con partecipazione profonda e magistrale arte narrativa, all’indecifrato rapporto fra la mente e la natura che ci circonda e di cui siamo fatti.

Oliver Sacks. Adelphi, 1997

L'occhio della mente

Lilian Kallir è una brillante pianista che predilige Mozart: una sera, allorché deve affrontare il Concerto n. 21, la partitura diventa di colpo un intrico di segni incomprensibili; è l’esordio di una neuropatologia che le impedirà, se non di scrivere, quanto meno di leggere e altererà la sua percezione sino a farle confondere un violino con un banjo o un rasoio con una penna. Sue Barry è riuscita a diventare neurobiologa nonostante una menomazione invalidante: una forma di strabismo che inibisce la visione stereoscopica, sicché gli occhi sono attivi uno per volta, in alternanza, senza mai potersi coordinare; per lei, la profondità e la terza dimensione sono categorie puramente immaginarie. Sono solo due dei casi raccontati e analizzati in questo nuovo libro di Oliver Sacks: storie di amputazioni e deformazioni affettivo-cognitive che sembrano sfociare in drammi senza rimedio. E ancora una volta Sacks mostra come ogni ferita attivi inaspettate strategie adattative, una impensabile capacità di conservare o ridisegnare ciò che viene esperito. Ma per il lettore la vera sorpresa consisterà nel vedere tali dinamiche confermate dall’esperienza personale dello stesso Sacks. Scrutandosi con freddezza clinica, ma senza il timore di rivelare le oscillazioni dei suoi stati d’animo, il neurologo-scienziato parla infatti sia della prosopagnosia di cui è affetto (l’incapacità di riconoscere i volti), sia dell’odissea legata a un melanoma maligno all’occhio destro, i cui sintomi si materializzano un sabato del dicembre 2005, al cinema, sotto forma di una macchia dai contorni iridescenti. Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, Sacks prosegue così la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia, che in questo caso si manifesta nelle infinite modalità con cui ogni occhio e ogni mente inventano e reinventano l’inafferrabile vastità del mondo esterno.

Oliver Sacks. Adelphi, 2011

L'uomo che credeva di essere morto e altri casi clinici sul mistero della natura umana

Perché alcune persone ci attraggono sessualmente? Perché ci affascina una certa melodia, un quadro o un tramonto? Come è nato il linguaggio? Come fa il cervello a dare origine alla coscienza? Ognuno di noi, almeno una volta, si sarà posto qualcuna di queste domande, accontentandosi magari di risposte improvvisate, oppure rassegnandosi a ritenerle insolubili. Il famoso neuroscienziato Vilayanur S. Ramachandran le considera invece stimolanti per approfondire ulteriormente, con il suo inconfondibile stile intuitivo "alla Sherlock Holmes", lo studio di quell'affascinante enigma che sono ancor oggi le connessioni tra corpo, mente e cervello. Il metodo da lui adottato non si basa infatti su astruse categorie filosofiche, ma sull'osservazione concreta di pazienti che, a causa di difetti genetici o di lesioni cerebrali, presentano sintomi stravaganti e in apparenza inspiegabili: tra i casi più singolari, quelli di chi, pur avendo subito l'amputazione di un arto, continua ad avvertirne vividamente l'anomala presenza, di chi "vede" le note musicali o sente il sapore degli oggetti che tocca, fino all'uomo che viveva credendo di essere morto. Riuscire a decifrare fenomeni così bizzarri - sostiene l'autore - vuol dire scoprire sempre qualcosa di nuovo sul funzionamento del cervello umano, una strepitosa macchina che non finirà mai di stupire non solo per le sue "dotazioni" iniziali, ma soprattutto per la straordinaria evoluzione dei neuroni nell'incredibile viaggio che ha portato dai primati a Einstein.

Vilayanur S. Ramachandran, Sandra Blakeslee. Mondadori, 2012

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da Mille e una notte». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali Mille e una notte.

Un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del . Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? 
Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello. Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti. Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà».

Oliver Sacks. Adelphi, 1986

La donna che morì dal ridere e altre storie incredibili sui misteri della mente umana

Se cercate la prova che la realtà si burla di cinema e poesia, scavalcandola di gran lunga, questo libro è quanto di più adatto a dimostrare la vostra tesi. Qui si parla infatti di una bibliotecaria che letteralmente morì a forza di ridere a crepapelle , di una infermiera che vedeva sulle proprie ginocchia personaggi dei cartoni animati e di molti altri casi che potrebbero uscir fuori dalla penna di un assai dotato romanziere. Si narra di una donna, alla quale era stato reciso il corpo calloso: e che di tanto in tanto inscenava, suo malgrado, una lotta impietosa tra la mano destra e la mano sinistra: la prima provava
a strangolare la povera signora, agguantandone violentemente il collo, mentre la secondo si sforzava di bloccare disperatamente questo tentato omicidio/suicidio. E poi ancora. Si racconta di una donna che sostiene di parlare con Dio, di un atleta che ha perso il braccio ma non la sensazione di poterne disporre, di un giovane coinvolto in un tragico incidente stradale convinto che i genitori siano stati sostituiti da replicanti, e ancora del caso del celebre umorista e vignettista James Thurber, colto da allucinazioni fantastiche e "sostitutive della realtà" in seguito alla progressiva perdita della vista. Ciascuno di questi disturbi patologici è il punto di partenza per indagare su quella macchina straordinaria e animata che è il cervello, nel tentativo di ricostruirne l'architettura e il funzionamento e di dare una spiegazione alle nostre predisposizioni intellettuali o pratiche, ai nostri comportamenti e stati d'animo.

Vilayanur S. Ramachandran, Sandra Blakeslee. Mondadori, 2003

La realtà incantata. l'effetto placebo nella vita di tutti i giorni

Tra i misteri della medicina, un posto di primo piano spetta all'effetto placebo, quella naturale reazione del nostro corpo grazie alla quale ci sentiamo meglio, non a cura completata ma appena iniziata. Che l'effetto placebo esista è fuor di dubbio, anche se è solamente adesso che i medici hanno iniziato a chiarire i meccanismi alla base di questo singolare fenomeno. Quello che non tutti sanno, tuttavia, è che l'effetto placebo si manifesta nella vita di tutti i giorni: non solo quando, ammalati, ci rivolgiamo a un medico, ma anche quando, sanissimi, andiamo ad acquistare un disco o a prenotare un viaggio, scegliamo un abito firmato o un'automobile di una certa marca. Questa intrusione, spiega l'autore del libro finisce per condizionare buona parte dei nostri comportamenti mandando all'aria tante belle illusioni sul cosidetto libero arbitrio. Come un abilissimo regista, l'effetto placebo interviene nelle nostre giornate trasformando tante "finte realtà", dovute alle nostre personali suggestioni, convinzioni, credenze, aspettative, in realtà. Questo libro, scritto da un medico e ricercatore, si pone un obiettivo ambizioso e curioso: utilizzare il metodo scientifico per riconoscere l'effetto placebo, non nelle azioni quotidiane. Dopotutto uno degli scopi della scienza è proprio non farsi incantare dalle false realtà razionalizzando il mondo che ci circonda. All'inizio del terzo millennio, dunque, La realtà incantata lancia un messaggio provocatorio: perché non applicare i metodi della scienza anche ad un'opera artistica, un programma politico, una partita di calcio? Chissà che in tal modo non si riesca a rendere il magico effetto placebo un po' meno magico. E un po' più riconoscibile.

Fabrizio Benedetti. Zelig, 2000

Le lacrime di Nietzsche

È un giorno di ottobre del 1882 e Josef Breuer, quarantenne geniale psichiatra, medico personale a Vienna di artisti e filosofi come Brahms, Brücke e Brentano, è al Caffè Sorrento in compagnia di una giovane donna che non conosce, ma che ha avuto l’impudenza di convocarlo nel rinomato caffè veneziano per una «questione di estrema urgenza» in cui ne andrebbe addirittura del «futuro della filosofia tedesca».
La donna si chiama Lou Salomé ed è di inusuale bellezza: fronte poderosa, luminosi occhi azzurri, labbra piene e sensuali.
Nonostante la temperatura pungente del mattino, si è tolta il manto di pelliccia e, guardandolo direttamente negli occhi, con voce ferma gli ha detto di temere per la vita di un suo caro amico: Friedrich Nietzsche, il pensatore tedesco che, secondo Richard Wagner, ha «regalato al mondo un’opera senza pari». Poi, posando leggermente la mano guantata sulla sua, ha aggiunto che il filosofo è in preda a una profonda prostrazione. Uno stato che si manifesta con una moltitudine impressionante di sintomi: emicrania, parziale cecità, nausea, insonnia, febbri, anoressia, e che lo porta ad assumere pericolose dosi di morfina...
Così, attraverso la voce della musa della Vienna fin de siècle, Josef Breuer, stimato medico ebreo, futuro padre della psicanalisi, uomo dal comportamento ineccepibile e, tuttavia, oppresso anche dai legami e dalle convenzioni della vita borghese e matrimoniale e profondamente turbato dalla bella Bertha, sua paziente da due anni, apprende della disperazione estrema di colui che diverrà il suo più illustre paziente. Breuer, infatti, sottoporrà il filosofo alle sue cure, basate sulla convinzione che la guarigione del corpo passi attraverso quella dell’anima. E tra lui e Nietzsche, nel corso di numerose sedute, si instaurerà un dialogo serrato e coinvolgente durante il quale Breuer cercherà di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore.

Irvin D. Yalom. Neri Pozza, 2010

Lo scafandro e la farfalla

«C'è nello spazio una chiave per aprire il mio scafandro? Una metropolitana senza capolinea? Una moneta abbastanza forte per riscattare la mia libertà?». L'8 dicembre 1995 un ictus getta Jean-Dominique Bauby in coma profondo. Quando ne esce, tutte le sue funzioni motorie sono deteriorate. Colpito da quella che la medicina chiama locked-in syndrome, e che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte, Bauby non può più parlare, muoversi, mangiare e respirare senza aiuto. In quel corpo rigido e incontrollabile come lo scafandro di un palombaro, solo un occhio si muove. Quell'occhio, il sinistro, è il suo legame con il mondo, con gli altri, con la vita. Sbattendo una volta le palpebre del suo occhio Bauby dice di sì, due volte significano un no. Sempre con un battito di ciglia, ferma un interlocutore su una lettera dell'alfabeto che gli viene recitato secondo l'ordine di frequenza della lingua francese: "E, S; A, R, I, N, T...". E, lettera dopo lettera, Bauby detta parole, frasi, pagine intere... Con il suo occhio Bauby scrive questo libro: per settimane intere, ogni mattina prima dell'alba, pensa e memorizza un capitolo che più tardi detta a una redattrice del suo editore. Così, da dietro l'oblò del suo scafandro, invia le cartoline di un mondo che si può solo immaginare, dove vola leggera la farfalla del suo spirito. Questo libro è la testimonianza eccezionale dell'inesauribile capacità dell'uomo di sperare e di sognare.

Jean-Dominique Bauby. Ponte alle Grazie, 2015

Neurocrime. Un killer di nome Alzheimer

Tutto ruota attorno alla morte di una ricercatrice medica. Quella di Danila Lucchini, moglie di un noto e aristocratico genetista, che lavorava con il neuroscienziato genovese Fabrizio Rocchi a un progetto teso a trovare una terapia genica per la malattia di Alzheimer. In poco più di tre settimane, dal 24 ottobre al 19 novembre, si consuma tutta la vicenda, fra l'Italia e New York. Case farmaceutiche, interessi internazionali, storie private si intrecciano in un quadro inquietante del mondo della medicina e della ricerca. Sullo sfondo, l'universo drammatico della malattia di Alzheimer, descritto con precisione scientifica e storica. Un'acuta riflessione sul rapporto tra scienza ed etica, sulla memoria dell'offesa.

Massimo Tabaton, Gloria Bardi. Compagnia Editoriale Aliberti, 2016

Non avere paura di sognare

Quando l'astronauta Neil Armstrong lasciò la prima impronta dell'uomo sulla Luna, la sua voce entrò in tutte le case: "Un piccolo passo per un uomo, un grande salto per l'umanità". La scienza, d'altronde, si racconta attraverso le intuizioni delle menti geniali che la illuminano, lasciando nell'ombra i "piccoli passi" che portano un giovane studente a diventare un grande scienziato. Alberto Mantovani, il ricercatore italiano raccoglie in questo libro dieci regole per coltivare il sogno di molti ragazzi. Scorrendo questi consigli - che parlano di passione e rispetto, creatività e apertura al mondo, che invitano a non temere la fatica e ad ascoltare gli altri - si scopre pagina dopo pagina una guida per realizzare se stessi anche al di fuori del mondo della ricerca, nel lavoro e nella vita.

Alberto Mantovani. La nave di Teseo, 2016

Nulla di più grande

Adesso avete le vertigini; vertigini più forti di quelle che avete provato quando da bambini, prima di addormentarvi, pensavate, con tutta l’intensità di cui eravate capaci, all’infinità del cielo e al numero delle stelle. Forse, più forti di quelle che hanno ubriacato gli astronauti nell’istante in cui hanno visto tramontare il nostro piccolo pianeta dietro la luna. Fermarsi a soppesare il cervello in una mano è un’esperienza dirompente che dissolve, in un istante, il peso delle consuetudini, delle posizioni filosofiche, delle definizioni e delle trappole logiche che ci allontanano dal mistero della coscienza. Una domanda, urgente e semplice, sembra venire direttamente dai sensi, dai nervi della mano che soppesa: che cos’ha di diverso, di speciale, questo oggetto?

Siamo arrivati a vedere stelle lontanissime, ma non abbiamo ancora un metodo affidabile per vedere dove brilla la luce della coscienza nel mondo intorno a noi. Perché la coscienza sparisce quando ci addormentiamo per poi ricomparire nel buio della notte, più vivida che mai, durante un sogno? è cosciente un uomo che esce dal coma, ma rimane immobile e muto per mesi o anni? Lo è un pappagallo che parla? O un delfino che gioca? Questi quesiti, così concreti e così urgenti, rimangono ancora irrisolti ed evidenziano un problema generale che ha implicazioni esistenziali e filosofiche: nonostante gli straordinari successi delle neuroscienze, non abbiamo ancora idea di quale sia l’ingrediente misterioso che fa la differenza tra la materia incosciente e quella cosciente.
A questa domanda fondamentale, Marcello Massimini e Giulio Tononi hanno cercato di dare una risposta teorica e pratica insieme. Il principio che li guida, la teoria dell’Informazione Integrata, suggerisce che dentro il cervello c’è davvero qualcosa di speciale, qualcosa che è molto difficile trovare altrove. Ma per dimostrarlo ci vuole una misura empirica. Anche questa teoria, come quella eliocentrica di Copernico, ha bisogno del suo cannocchiale: una sonda magnetica che invia impulsi nel cervello per misurarne la complessità.
Forti di questi strumenti, i due scienziati ci guidano in un’appassionante esplorazione alla ricerca dei confini della coscienza – tra cervello e cervelletto, veglia e sonno, anestesia, sogno, coma, super-calcolatori, polipi, delfini e molto altro. Se la teoria è corretta e le misure non la falsificheranno, questa spedizione potrebbe avere un esito stupefacente: una seconda rivoluzione copernicana che ci riporterà, naturalmente, al centro dell’universo.

Marcello Massimini, Giulio Tononi. Baldini & Castoldi, 2013

PHI. Un viaggio dal cervello all'anima

Il simbolo ɸ (PHI greco) è stato introdotto nel XX secolo da un matematico, l’americano Mark Barr, in onore di Fidia. Indica il numero aureo. ɸ ha sempre prodotto intorno a sé una atmosfera di misticismo. ɸ è anche un romanzio. PHI cerca di capire cos’è la coscienza e come venga generata dal nostro cervello. L’autore in obbedienza, forse inconscia, al suo simbolo inizia il suo viaggio parlando dello stato di dormiveglia. Ogni sera, scrive, cadiamo addormentati, e in quel punto la nostra coscienza sembra svanire e con lei l’universo che fino a quel punto ci ha circondato: persone, oggetti, ambienti, pensieri, suoni, dolori, gioie. Ebbene, in quel punto, si chiede l’autore, che ne è della nostra coscienza?

Romanzo-saggio potente e suggestivo, PHI regala alla teoria sulla coscienza di Giulio Tononi un'inaspettata veste narrativa. Protagonista di questo libro, in più punti ispirato alla "Divina Commedia", è Galileo Galilei. L'astronomo pisano viene guidato in questo viaggio onirico prima da Francis Crick, poi da Alan Turing e infine da Charles Darwin, alla scoperta di cos'è la coscienza e di com'è generata dal cervello. Ma l'approdo finale di questa esplorazione è ancora più sorprendente delle sue premesse. Nel corso della narrazione Galileo, e con lui il lettore, scoprirà che la coscienza, da sempre considerata un mistero insondabile, appannaggio esclusivo della filosofia o mera illusione - laddove ciò che conta per la scienza è solo il brusio incessante delle cellule nervose - è in realtà la cosa più reale, più grande e più irriducibile che esista, ma non per questo non misurabile. Le sue forme sono geometriche, la sua misura un numero: PHI.

Giulio Tononi. Codice edizioni, 2014

 

Prove di volo. Manuale di psiconautica elementare

Prove di Volo rappresenta la volontà, il desiderio di volare nella mente umana, interpretando e commentando il mondo di oggi e la sua attualità. Brevi scritti, diffusi settimanalmente dall'Università di Aristan, da semplice divertissment, sono diventati un impegno profondo e non casuale della vita frenetica dell'autore, Luca Pani. I più significativi, ed altri mai pubblicati, sono accompagnati in Prove di Volo da dipinti di Filippo Martinez, anch'essi selezionati dalla nutrita produzione dell'artista ed inediti. Una collezione di pensieri e immagini, un percorso filosofico che miscela sapientemente, con sicurezza, profondità e senso critico, temi, problemi, stili e contenuti, che nasce da un incontro - quello tra Luca e Filippo - non casuale. Entrambi sardi, condividono l'interesse per l'uomo, la sua storia, la sua anima. Pur con provenienze diverse, diversi mestieri, diversi studi, diverse esperienze perseguono un medesimo ideale di ricerca della felicità. Il connubio è affascinante e originale, e disvela un ribollire di sentimenti morali, emozioni estetiche e di fatti controllati o spiegati, fuori dal tempo che sono parte integrante del mondo, ma vanno anche oltre. Prove di Volo è l'espressione della capacità di Luca Pani di confrontarsi apertamente al di fuori del proprio contesto professionale e di volare insieme a tutti quelli che non vogliono smettere di conoscersi e migliorarsi.

Luca Pani, Filippo Martinez. Edra, 2015

Risvegli

Per dieci anni, fra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo. Quasi cinque milioni di persone furono colpite dal male. Poi l’epidemia scomparve, improvvisamente e misteriosamente come era sopraggiunta. Una minuscola frazione dei malati sopravvisse, in una sorta di perpetuo torpore, fino al 1969, quando un nuovo farmaco, la L-dopa, permise di risvegliarli. Oliver Sacks, fra il 1969 e il 1972, somministrò questo farmaco a più di duecento malati al Mount Carmel Hospital di New York. 

Risvegli racconta le storie di venti di loro. Già da tali elementi è facile rendersi conto della impressionante singolarità di questo libro. Ma qui, ancora una volta, l’elemento decisivo è il narratore: Oliver Sacks, colui che sa farsi strada all’interno delle esperienze più remote e inaccessibili dei suoi pazienti. Ciascuna delle persone di cui Sacks qui racconta è un mondo a parte, ma tutte sono unite da una caratteristica: quella di aver passato la maggior parte della loro vita in una zona inesplorata e muta, vicino «al cuore oscuro dell’essere», e di essere stati sbalzati dalla «notte encefalitica» verso le «tribolazioni» e le meraviglie del risveglio. Sconvolgente è la varietà e la qualità delle esperienze che queste persone tentano disperatamente di comunicarci. E stupefacente è la capacità che qui Sacks dimostra nel capire e ricostruire il tessuto drammatico di tali esperienze. Confidando, come il grande Lurija, in una visione della medicina come «scienza romantica», Sacks rivendica la definizione della malattia che leggiamo in Novalis: «Ogni malattia è un problema musicale. Ogni cura è una soluzione musicale». Appunto questo presupposto gli ha permesso di accedere ai mondi murati di persone che vivevano nell’oscillazione fra una terribile presenza e una terribile assenza. E questo contatto si è rivelato essere il più grande aiuto che possiamo dare a chi cerca, con pena infinita, di trovare un accomodamento con la realtà. Dietro le cartelle cliniche, qui si apre uno sconfinato paesaggio, «un paesaggio molto variato, in parte familiare, in parte inquietante, con altopiani battuti dal sole, abissi senza fondo, vulcani, geyser, praterie, paludi; qualcosa come il parco di Yellowstone: arcaico, preumano, quasi preistorico, con una sensazione di potenti forze sobbollenti tutt’intorno».

Oliver Sacks. Adelphi, 1991

Su una gamba sola

Un incidente di montagna in Norvegia: Oliver Sacks si ritrova su un letto con una gamba che, nella sua percezione, non gli appartiene più. All’inizio, pensa che il suo caso sia semplice e banale. Poi, si trova sprofondato in un «abisso di effetti bizzarri e anche terrificanti». Quella gamba alienata dal suo corpo lo induce a indagare «l’orrore e la meraviglia che occhieggiano dietro la vita e che sono celati, per così dire, dietro la superficie usuale della salute». Perdere la percezione di un arto lede l’immagine di se stessi, obbliga a chiedersi che cosa sia questo Sé che agisce in noi. Anche questa volta, Sacks indaga, e ci fa partecipi della sua indagine, attraverso il racconto: che sarà il racconto di uno strano viaggio «in avanti e all’indietro – perché questa sembra essere la natura del pensiero: ricondurci al suo punto di partenza, alla casa atemporale della mente».

Oliver Sacks. Adelphi, 1991