Gentili visitatori, i contenuti di questa pagina sono in fase di preparazione. Questa sezione sarà dedicata ad un inquadramento della disciplina neuropsicologica e delle procedure di valutazione, con particolare attenzione alle corrette procedure di assessment e descrizione del profilo neurocognitivo del soggetto adulto. Verranno inoltre fornite indicazioni circa i principali strumenti di indagine neuroscientifica.

Ultimo aggiornamento: 04/07/2019

La valutazione neuropsicologica: una breve introduzione

La neuropsicologia clinica studia le correlazioni tra attività cerebrali ed aspetti evoluti del comportamento umano, quali la percezione, la motilità intenzionale, la prassia, il linguaggio, l'attenzione, la memoria e le funzioni esecutive. Sebbene il suo scopo primario sia la descrizione e l'interpretazione dei disordini che si manifestano in seguito a lesioni circoscritte del cervello o a processi neurodegenerativi, l'obiettivo finale è la comprensione dello straordinariamente complesso sistema che genera il comportamento umano.

Ad oggi in molte strutture sanitarie e riabilitative si pratica la neuropsicologia clinica, il cui metodo elettivo è la valutazione neuropsicologica. Quest'ultima richiede non solo conoscenze di psicologia cognitiva, neuropsicologia e anatomo-fisiologia del SNC, ma anche capacità cliniche, relazionali e psicometriche.

La valutazione neuropsicologica viene descritta come "una serie di procedure atte a descrivere e misurare il funzionamento del sistema cognitivo, i cui risultati possono informare circa l'integrità e l'organizzazione del corrispondente substrato neurale" (Bianchi et al., 2008). Gli ambiti si applicazione di questo intervento sono vari e dipendono dalla domanda che accompagna la richiesta di indagine. Si distinguono:

  • l'ambito clinico, concernente la misura e valutazione del profilo funzionale/comportamentale del paziente e delle sue funzioni cognitive. Permette di esprimere un giudizio diagnostico o un commento descrittivo ed esplicativo che, partendo dall'analisi dei limiti e dei punti di forza, definisca le potenzialità e gli ambiti di intervento e di potenziamento. 
  • l'ambito riabilitativo, il cui obiettivo terapeutico viene raggiunto nell'applicazione di strategie di intervento che sfruttando le potenzialità residue, arriva alla riorganizzazione di modalità di funzionamento adeguato ai bisogni della persona su cui è stato progettato l'intervento stesso.
  • l'ambito forense, il cui obiettivo e rispondere a quesiti di natura penale, civile, e medico legale.

La valutazione neuropsicologica è quindi un percorso a più fasi che porta a delineare il profilo funzionale, comportamentale e cognitivo del paziente. Si tratta di raccogliere ed interpretare con competenza l'anamnesi, il colloquio con il paziente ed i familiari, e la valutazione psicometrica. Questi elementi vengono oggettivati nella relazione neuropsicologica (il referto clinico) e comunicati attraverso la restituzione al paziente.

Il primo problema pratico della neuropsicologia clinica è costituito dalla necessità di un orientamento diagnostico preliminare (domanda dell'inviante). La correttezza di questo inquadramento diagnostico presuppone un esame in cui vengano conciliate due esigenze opposte: quella di una relativamente rapida e agevole attuazione e quella di un accettabile grado di completezza dell'indagine. In caso contrario, due possibili conseguenze negative sono l'esclusione di apzienti apparentemente asintomatici dall'esame o il rilievo incompleto di sintomi, con il grave rischio di una loro erronea interpretazione.

L'esame neuropsicologico non può quindi essere costituito dalla somministrazione acritica di una serie di scale di valutazione e test psicometrici, ma deve mirare a tracciare un profilo qualitativo generale e organico del comportameno e delle funzioni cognitive superiori del soggetto esaminato. Un profilo di questo genere è la condizione necessaria per un'analisi sindromica tramite la quale si può conseguire l'esatta quantificazione dei singoli disordini.